Inno alla noia: alla ricerca del tempo perso.


Quando anche solo si pronuncia la parola “noia” quasi inevitabilmente la nostra mente immagina parole, contesti e situazioni che evocano emozioni negative. La nostra società, infatti, sembra voler dirci che bisogna assolutamente evitare la noia, che essa è deleteria, ed è per questo che ci propone uno stile di vita fatto di continue stimolazioni.

Siamo passati dalle generazioni in cui i bambini erano poco stimolati ed in qualche modo dovevano “attrezzarsi” per impiegare il loro tempo, ad una generazione ove si è imposta l’idea che i bambini vadano stimolati per farne degli uomini competenti. Giusto! In effetti, è molto importante stimolare cognitivamente ed emotivamente i bambini ed è compito dei genitori (oltre che degli insegnanti), offrire loro occasioni di esperienze di apprendimento e di divertimento, funzionali ad un sano sviluppo cognitivo ed emotivo. Ciò, tuttavia, non dovrebbe avvenire senza soluzione di continuità; è, infatti, profondamente diverso immaginare di dover organizzare tutto il tempo libero del bambino per evitare l’incontro con la noia, dal semplice limitarsi a fornire un input, uno stimolo di partenza, che permetta poi a lui di attivarsi per inventare, immaginare, creare.

Un po’ tutti abbiamo memoria dei pomeriggi d’estate in cui, non sapendo cosa fare, si vagava da un punto all’altro, fino a quando l’attenzione veniva catturata da un oggetto, fino a quel momento insignificante, o dalla fila delle formiche che procedeva su un muro. Si attivava in noi il desiderio di osservare, immaginare, costruire, creare e così un pomeriggio noioso diventava un’opportunità.

Oggi, invece, la noia sembra andare verso l’estinzione; tutti i bambini – quando non sono impegnati in attività strutturate - hanno facilità di accesso ad una serie inestinguibile di stimolazioni: tv, cellulari, tablet, videogames. Sembra non esserci proprio speranza di annoiarsi, se non per qualche minuto tra la scelta di uno stimolo ed un altro!

Anche il genitore spesso pare provare paura della noia dei figli, sembra quasi sentirsi inadeguato se non si impegna ad investire opportunamente il tempo dei figli, e così cade nella trappola dell’iperattività anche lui.

Ma perché è così importante annoiarsi?

Quello che spesso definiamo “tempo morto”, ossia il momento in cui non abbiamo stimoli e sentiamo la noia, ha una funzione fondamentale per i seguenti motivi:

  • La noia è l’anticamera del processo creativo. Soltanto grazie alla noia il bambino può attingere da sé stesso, dalle proprie risorse per attivare la propria immaginazione. Immaginiamo cosa significhi vivere in perenne stimolazione passiva (tv, tablet e videogiochi); il bambino diventa incapace di auto-organizzarsi, di immaginare e di creare. Avrà un bisogno costante che sia l’ambiente esterno a regolare ed occupare il proprio tempo, senza ritrovare in sé la competenza per attivarsi. Si tratta di un vero problema! Perché, se ci pensiamo, la grande difficoltà nel proiettarsi nel futuro - immaginando per sé un mestiere ed un percorso per raggiungerlo - nasce anche dalla difficoltà nel guardarsi, nel sognare e nell’immaginare per sé un tipo di vita, un’immagine personale di ciò che posso/voglio essere e fare. È dunque una paralisi dell’immaginazione del futuro, oltre che del presente.
    Ma cosa poteva accadere se grandi scienziati o artisti di ogni ambito, non avessero avuto il tempo “morto”, quello in cui fermarsi nel proprio mondo interiore per immaginare, creare, inventare?

  • Attraverso la noia si acquisisce la capacità di autoregolarsi, ossia la capacità di regolare le emozioni in modo autonomo. Si tratta di un principio fondamentale che permette al bambino di imparare in autonomia a gestire le emozioni negative (paura, ansia, dolore, sconforto, frustrazione). Pensiamo cosa significhi per un bambino acquisire l’idea che dinanzi ad un sentimento negativo c’è sempre la possibilità di evadere attraverso tv, tablet, cellulari, etc. E’ come lanciargli il messaggio che ha bisogno di qualcosa di esterno per trovare soluzioni al proprio malessere. Questa diventa una competenza che con fatica potrà riacquisire: da adulto crederà di aver bisogno di una stampella esterna per trovare il proprio benessere (psicofarmaci, sostanze stupefacenti o una persona da cui dipendere).

  • La noia permette al bambino di imparare a tollerare il vuoto e la mancanza, ossia la sana solitudine, quel sentimento molto temuto, ma che nasconde – come la noia – grandi benefici. Sapere stare soli è il presupposto fondamentale per la costruzione di una sana vita di relazione.

  • Mi sembra molto significativa la riflessione dello scrittore Emanuele Trevi:
    “Ma se non ci annoiassimo, cosa mai avrebbe il tempo di diventare davvero importante per noi? Solo la lentezza e la mancanza di distrazioni acuiscono la sensibilità, aumentano il grado e l'intensità dell'attenzione. Rendiamo dunque i dovuti onori alla noia, questa buona fata che ci costringe, sbadigliando, a scegliere ciò che è veramente utile per noi: l'unica ricchezza che nessuno ci potrà mai rubare”.

    Proprio per questo ho pensato di intitolare questo articolo “Inno alla noia”, perché abbiamo un po’ tutti bisogno di tornare ad allearci con essa: permettendo ai bambini di sperimentarla, regaleremo loro la capacità di osservarsi, di scoprirsi e di proiettarsi con maggiore competenza nel futuro.
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