Il connubio tra cibo ed emozioni: dimmi cosa mangi e ti dirò che emozioni provi; dimmi cosa provi e ti dirò cosa mangiare.


L’alimentazione è fortemente connessa alla vita emotiva; già fin dalla nascita, il nutrimento è qualcosa che lega intimamente mamma e bambino: pensiamo all’allattamento ed a quante emozioni passano attraverso questa naturale e primordiale esperienza. È proprio dal contatto fisico, dai profumi e dagli sguardi che i due si scambiano, che prende forma e si rafforza il legame d’amore primario.
Probabilmente proprio per la bellezza di tale esperienza, il cibo diventa uno dei canali attraverso cui esprimere e regolare le emozioni. Diverse ricerche scientifiche hanno infatti evidenziato l’intima connessione tra alimentazione ed affettività, alla base poi dei disturbi alimentari.
Il cibo è anche molto connesso alla sessualità, proprio per i suoi presupposti psicologici legati al desiderio ed al piacere, prova ne è il fatto che, dal punto di vista anatomico, le aree interessate nella regolazione del comportamento alimentare, come di quello sessuale e dell’espressione delle emozioni siano il sistema limbico, in modo particolare l’amigdala, insieme all’ipotalamo. Aree, queste, interessate anche al sistema motivazionale.
Ciò rende conto della tendenza che spesso abbiamo a regolare le nostre emozioni attraverso il cibo, ma anche a scegliere certi cibi sulla base delle nostre emozioni.
Nella pratica clinica è molto frequente la situazione per cui dei vissuti affettivi carenti o stati emotivi ansiosi, siano associati a disordini alimentari, come per esempio le cosiddette “abbuffate” o, ancor più semplicemente, a difficoltà nel portare avanti delle diete.
Ciò è abbastanza prevedibile, spesso infatti le diete non possono funzionare per la mancata considerazione dell’aspetto emotivo che la restrizione alimentare comporta e del valore affettivo di cui è portatore il cibo.
In taluni casi, si verifica una vera e propria Fame Emotiva (Emotional Eating), ossia una condotta alimentare, non indotta dal bisogno fisiologico del cibo, ma dalla necessità di regolare un’emozione o stato d’animo, come ad esempio la solitudine, l’ansia o la rabbia.
In genere si palesa con una propensione a mangiare compulsivamente “cibi spazzatura”. Questi favoriscono una grande affluenza del sangue al cervello ed all’intestino, determinando una riduzione dell’attività cerebrale, con conseguente sonnolenza e apatia. Una sorta di anestesia emotiva, indotta dal cibo.
Ovviamente la fame emotiva non può essere soddisfatta con il cibo; il benessere è infatti momentaneo, le emozioni che hanno innescato il comportamento compulsivo continuano ad esserci, si aggiungono, anzi, sentimenti di colpa per le calorie assunte, peggiorando così la situazione emotiva.
Laddove sussiste una situazione del genere è chiaro che la dieta, da sola, non può funzionare: è molto frequente la situazione per cui, dopo la perdita del peso, ci sia la difficoltà a mantenere la forma fisica raggiunta. Ciò, per lo più, per l’aspetto psicologico ed emotivo connesso al cibo, la restrizione e la negazione del piacere, hanno un forte impatto nel far sì che, per ripristinare il benessere emotivo, si riattivi un’alimentazione libera. Lavorare sulla componente emotiva, talvolta è la condizione necessaria perché si possa portare avanti una dieta; riuscire a facilitare nella persona la capacità di ascoltare le proprie emozioni e regolarle attraverso modalità funzionali, diviene un presupposto inevitabile. Ciò anche per evitare l’esposizione ad un ulteriore carico emotivo che potrebbe innescarsi: il fallimento e la frustrazione, legati alla ripetuta sensazione di incapacità nel portare avanti una dieta o una condotta alimentare più adeguata.
Proprio per tale motivazione, attualmente, si sta sempre più diffondendo un tipo di lavoro integrato tra psicoterapeuta e nutrizionista; ciò al fine di favorire migliori risultati e successi nel superamento della fame nervosa e nei problemi di sovrappeso.
Ciò che mangiamo ci parla quindi delle nostre emozioni: molti studi rendono luce su taluni meccanismi che agiscono nella scelta dei cibi, in particolare sembrerebbe che la propensione a ricercare alimenti dolci aumenti quando sperimentiamo vissuti di abbandono o mancanza di affetto. Ricerchiamo cibi grassi quando abbiamo bisogno di eludere degli stati emotivi interiori non facilmente “digeribili”.
Il collegamento tra cibo, sessualità ed emotività ci dice che laddove ci sono dei disordini ad uno dei livelli, può facilmente riscontrarsi anche negli altri due. La sessuologa R. Giommi afferma che il grasso in eccesso, soprattutto nelle donne, spesso è l’alibi per sfuggire al sesso coniugale, o più in generale può diventare uno schermo tra sé e gli uomini. L’insoddisfazione nella coppia spesso si traduce in una propensione ad ingoiare rabbia mandandola giù con la rabbia. La carenza d’affetto e la scarsa vita sessuale, vengono classicamente compensati con dei veri e propri “orgasmi gastronomici”.

Se la scelta del cibo è influenzata dall’umore, è pur vero che ciò che mangiamo può interferire sullo stato psicologico!
Tutti abbiamo provato come il cibo possa innescare dei mutamenti di umore: la sensazione di fame induce uno stato di allerta e di irritabilità, come un pasto soddisfacente rende più calmi e con un umore migliore. Ciò perché il cibo è composto da sostanze che influenzano i neurotrasmettitori legati all’umore.
Sembrerebbe che i cereali, tra gli alimenti, siano quelli che contribuiscono maggiormente alla stabilità emotiva, ciò perché sono ricchi di vitamina B, la quale agisce nel sistema nervoso, incidendo così sulla riduzione dell’ansia e, in generale, su un approccio positivo alla vita.
Cibi che contribuiscono a mantenere equilibrate le emozioni sono: frutta secca, verdure fresche, proteine vegetali, cereali, pasta integrale, pesce e frutti di mare.

Se vivi uno stato depressivo o ansioso, oltre che con il lavoro terapeutico più indicato, potrai migliorare il tuo benessere attraverso le seguenti categorie di cibo:
Carboidrati: sono la fonte di energia preferita dal corpo umano, essi aumentano i livelli di serotonina (il neurotrasmettitore del buonumore). I cereali, come pane, pasta e riso, meglio se integrali, sono assorbiti lentamente, mantenendo stabili i livelli di energia e di zucchero nel sangue, e stabilizzano l’umore.
Alimenti nervini (Caffè, te, alimenti con cacao): definiti così per la loro capacità di stimolare il sistema nervoso, influiscono sul metabolismo migliorando temporaneamente la concentrazione, la sonnolenza, spesso tipica di chi è depresso, e l’energia in generale. Se consumati in modo esagerato, aumentano la produzione di adrenalina creando deconcentrazione e tendenza alla fuga.
Sali minerali e vitamine: fondamentali per combattere la depressione, in particolare quelli maggiormente implicati sembrano essere il cromo (favorisce l'aumento di serotonina e melatonina che aiutano a regolare le emozioni e l'umore), l’acido folico, o vitamina B9 (aiuta il corpo a sintetizzare nuove cellule e contribuisce a regolare la serotonina); il ferro (è importante per la funzionalità cognitiva e cerebrale. Bassi livelli provocano fatica e depressione); il magnesio (gioca un ruolo importante nello sviluppo della serotonina. Una sua carenza può provocare irritabilità, affaticamento, confusione mentale e predisposizione allo stress); la vitamina B12 (è fondamentale per la formazione e il buon funzionamento del sistema nervoso, bassi livelli possono avere un peso in disturbi come difficoltà di ragionamento, paranoia e depressione); la Vitamina D (è importante per molte funzioni dell’organismo tra le quali la crescita delle cellule. Bassi livelli sono associati a sintomi depressivi); Zinco e selenio (modulano la trasmissione degli impulsi nervosi).

Se a ciò si aggiunge il mangiare lentamente ed in buona compagnia, si può certamente migliorare il potere nutritivo di ciò che mangiamo, oltre che il benessere emotivo.
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