Autostima: l’arte di giudicare sé stessi.
Alcune strategie per migliorare la propria autostima.


L’autostima è l’insieme dei giudizi valutativi che ciascuno ha di sé. Avere una buona stima di sé è fondamentale, poiché influenza il nostro modo di approcciarci alle scelte della vita. Avere una scarsa autostima può infatti portare ad abbassare le aspettative riguardo il proprio futuro ed impedirci di “spiccare il volo”.

L’autostima non riflette necessariamente le capacità possedute dalle persone, ma può influenzarle. Avere una buona autostima non necessariamente coincide con l’essere più dotati (più intelligenti, più capaci, competenti, attraenti). Ciò che distingue una persona con buona autostima da una con scarsa autostima, sono le convinzioni circa le proprie capacità, atteggiamenti, successi e fallimenti.
Non è affatto inusuale incontrare persone con potenziali enormi, mai espressi a causa di una errata valutazione di sé. Prova ne è il fatto che, talvolta, facendo un lavoro terapeutico, cambiano traiettoria alla loro vita, raggiungendo obiettivi più gratificanti.
Concretamente, la stima di sé è una sorta di valutazione cognitiva dinamica (cioè in continuo mutamento), che emerge da tanti fattori che vengono sintetizzati poi in un giudizio globale di sé.


Fattori che contribuiscono alla formazione dell’autostima:

Aspettative (positive o negative) familiari. Ciascuno di noi cresce all’interno di un contesto familiare che contribuisce in modo significativo alla costruzione del proprio sé.
Già quando un figlio è in grembo la rete familiare (non solo i genitori), formulano delle aspettative su come sarà fisicamente, caratterialmente e su ciò che potrà realizzare nella vita. Nasciamo caricati di una immagine che potrà rivelarsi più o meno fedele alla realtà. Tali aspettative potranno avere delle ricadute nel benessere del bambino. Faccio un esempio concreto; una mamma potrebbe immaginare il proprio figlio come dotato di grande intelligenza e così leggere ogni suo comportamento come prova di questa dote. Il bambino, d’altra parte, sentirà di dover rispondere a questa aspettativa e cercherà di fare il possibile per confermare l’idea che i propri punti di riferimento affettivi hanno creato. Verrà il momento in cui il bambino potrà sperimentare il fallimento e ciò potrebbe riportare tutti alla realtà, cioè al fatto che il piccolo ha una normale intelligenza, non superiore alla media. La reazione di ciascuno riguardo questa presa di consapevolezza può comportare conseguenze differenti: se gli adulti mantengono un’adeguata ed autentica valutazione dell’evento - accogliendo il fallimento e facendo sentire al bambino che può permettersi “la normalità” fatta di successi e fallimenti - contribuiranno a far si che il bambino formuli una valutazione di sé adeguata. Al contrario, il fallimento potrebbe non essere vissuto positivamente e così ritrovarsi a sottolineare l’inadeguatezza del bambino. Ma attenzione! Questo può essere espresso in modo chiaro, ma anche no! Tantissimi messaggi vengono trasmessi in modo assolutamente non verbale ed inconsapevole: posso dire “non preoccuparti, andrà meglio la prossima volta” ed esprimere con canali diversi (espressione del volto, tono della voce, gestualità, etc.) esattamente altro (delusione, frustrazione, abbattimento). Gran parte della comunicazione umana viene veicolata attraverso canali non verbali ed inconsapevoli. Altra situazione è negare il fallimento stesso, evidenziando cause esterne (è colpa della maestra, dei compagni o dello stato di salute), ciò non permette al bambino di entrare in contatto con i propri limiti e quindi di accettarli.

Successi / insuccessi ottenuti: ciascuno è dunque portatore di una valutazione di sé che ha imparato a costruire, attraverso le esperienze relazionali precoci. Ciò non significa che tali esperienze siano immodificabili nel tempo: ciascuno di noi arricchisce l’immagine di sé, anche con le esperienze che va attivando nella sua quotidianità, queste possono rafforzare, indebolire o, più in generale, modificare l’immagine di sé.

Giudizi espressi dagli altri: anche le valutazioni che ci vengono offerte dai nostri compagni di viaggio (amici, compagni di scuola, compagni di gioco) possono influire in modo significativo nella stima di sé. Gli altri possono farci sentire belli o brutti, capaci o non capaci, simpatici o antipatici, intelligenti o stupidi e tutto ciò va ulteriormente ad arricchire l’idea che ci facciamo di noi stessi. Episodi di bullismo hanno delle ricadute pesantissime nella stima di sé, soprattutto se consideriamo che avvengono, per lo più, in una fase molto delicata in cui il processo di formazione dell’autostima è in corso.

Ma cerchiamo di individuare le caratteristiche di coloro che possiedono un’elevata autostima, una adeguata autostima ed infine una bassa autostima.

Elevata autostima. Avere una elevata autostima il più delle volte non è un buon segno, soprattutto se ciò è sganciato dai dati di realtà. Talvolta, infatti, chi ostenta grande sicurezza ed elevata autostima, in realtà attiva un meccanismo compensatorio in relazione a delle mancanze percepite in sé.
Quali sono gli indicatori che ci dicono se una persona si sta sopravvalutando:

  • Tende a svalutare gli altri e le capacità altrui;
  • Non valuta in modo realistico le difficoltà;
  • Il fallimento viene negato o attribuito a fattori esterni a lui (sfortuna, incompetenze altrui, casualità);
  • Il successo viene considerato frutto delle proprie capacità, riducendo o omettendo il contributo che gli altri hanno avuto nel raggiungerlo;
  • Si considera sempre all’altezza delle situazioni;
  • Crede di poter riuscire in qualsiasi compito con il minimo sforzo.


  • Bassa autostima. In questo caso avremo dei comportamenti fortemente connotati da una valutazione negativa di sé e delle proprie competenze. Si crea un circolo vizioso per cui più mi sento inadeguato, più tenderò ad affrontare gli eventi con grande preoccupazione e a fallire, incrementando così l’autopercezione negativa di me.
    Chi ha una bassa autostima in genere:

  • Sente di non essere all’altezza dei compiti, mostra inadeguatezza ed un elevato livello di ansia nel fronteggiare le situazioni, soprattutto se nuove;
  • Il fallimento viene percepito come inevitabile compagno di vita;
  • Il successo viene imputato a fattori esterni (contributo degli altri, fortuna, casualità), l’insuccesso invece viene attribuito a proprie responsabilità (incapacità, inadeguatezza o scarso impegno personale).


  • Adeguato livello di autostima. È la condizione ideale, quella a cui tutti dovremmo aspirare.
    Le caratteristiche sono:

  • Buona consapevolezza di sé, ossia la capacità di riconoscere propri limiti e punti di forza in modo autentico;
  • Buona accettazione di sé, cioè la capacità di accogliere tanto i punti di forza, quanto quelli di debolezza, prefigurandosi la possibilità sia del successo che del fallimento, senza compromettere l’immagine di sé;
  • Autoefficacia percepita: sensazione di poter fronteggiare le situazioni attraverso l’uso delle proprie risorse, oltre che dell’impegno;
  • Capacità di attivarsi per migliorare le proprie competenze e risorse, puntando a progetti di breve, medio e lungo termine. La persona è consapevole dei propri limiti e cerca di migliorare attivandosi e non chiudendosi in un profondo senso di inadeguatezza.


  • Ma come possiamo provare a migliorare la nostra autostima?


    1.Ridimensiona i tuoi obiettivi: partire da obiettivi minimi aiuta a non esporsi a dei fallimenti ed a costruire una immagine positiva di sé. In maniera graduale si può aumentare il livello di complessità dei propri obiettivi;

    2.Accetta la tua fallibilità: ogni essere umano è fallibile, accettarlo significa non avere l’idea di DOVER essere onnipotenti e rilassa enormemente circa le aspettative su di sé, rendendo solitamente migliori anche le performance!;

    3.Non attribuirti tutta la colpa di un fallimento: è fondamentale di fronte ad un insuccesso considerare tanto le proprie responsabilità, quanto i fattori esterni e contingenti, in modo da avere una visione più realistica degli eventi. Fondamentale è considerare il fallimento come qualcosa di NON riconducibile al valore della propria persona, ma solo alla performance;

    4.Non prefigurarti fallimenti: quanto più ti aspetti di fallire, tanto più poni le condizioni perché ciò avvenga (profezia che si auto-avvera);

    5.Decidi tu chi può giudicarti: seleziona chi ha il permesso di giudicarti, non permettere a chiunque di farlo!;

    6.Impara ad essere assertivo: comunicare le proprie opinioni, i propri pensieri, desideri, diritti e sentimenti in modo diretto, chiaro ed onesto può facilitare un rapporto più autentico con sé stesso e con gli altri.
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